Giulietta scomparve in un giorno di sole IV

Capitolo 4

Un esulto fa sussultare tutti nella stanza. Keith si alza e urla felice per aver vinto l’ennesima mano a carte. “Oggi deve essere il mio giorno fortunato! Di solito mi stracci sempre Leo!” dice tornando a sedere e ridacchiando in modo piuttosto chiassoso.

Nora sbuffa abbandonando le carte sul tavolo mentre Jade si alza annunciando la sua resa e raggiungendo Olivia e Giulietta sul divano. “Vieni amore, andiamo a dormire” dice prendendola per mano. Un sonoro e secco no è l’unica risposta che ottiene. Jade insiste, quasi innervosendosi, ma la bimba non ne vuole sapere, pronunciando la parola parco più volte. Jade la sgrida e la prende in braccio nonostante i suoi capricci, ma poi Olivia interviene. “La porto io al parco”. Jade la osserva guardinga, poi si gira verso Keith. Nora si è nel frattempo alzata per prendere la caraffa di caffè, riempiendo i bicchieri di tutti eccetto quello di zia May, che declina con un cenno della mano senza nemmeno guardarla, tanto è concentrata a guardare le carte che ancora regge in mano. Keith fa un cenno con la testa e Jade si rivolge a sua sorella, concedendole il permesso di portare Giulietta al parco. “Sicura di non voler venire con noi?” le chiede Olivia mentre prende la bimba in braccio. “No, sono distrutta. In fabbrica questa settimana ci hanno fatto fare gli straordinari e pure Keith è stanco. Non state via tanto però, voglio provare comunque a farla dormire appena tornate. Falla stancare” e senza aggiungere altro sprofonda nuovamente nel divano chiedendo a sua madre un bicchiere di vino bianco. 

Olivia guarda Leo che le sorride e si dirige a prendere il cappotto, cercando poi quello di Giulietta. “Vieni piccolina, ora andiamo al parco a giocare!” dice mentre la bimba esulta saltellando e battendo le mani. La posiziona nel passeggino e si avvia lungo il vialetto per raggiungere la strada principale, quando ad un certo punto si sente chiamare. È Keith. “Ho pensato molto alla tua visita” le dice mentre si accende una sigaretta. Olivia abbassa lo sguardo, osservando la bimba giocherellare con una pallina. “Keith, davvero io…”. Non fa in tempo a finire la frase che lui prosegue. “Tua sorella è una persona fragile e ti vuole bene, io invece non sono come lei”. Olivia lo ascolta in silenzio, cercando di capire dove vuole andare a parare. Sa che Keith non l’ha ancora perdonata. Forse ha capito le sue cattive intenzioni, forse percepisce che non è stata del tutto sincera nei loro confronti, ma poi improvvisamente cambia espressione. “Mi ci è voluto un po’ di tempo, ma penso di poter dire con certezza che accetto le tue scuse”. La cosa lascia Olivia senza parole ma in un istante si ricompone e risponde. “Grazie Keith, significa molto per me” e dopo un breve ma imbarazzante scambio di sguardi, riprende a camminare in direzione del parco.

A fatica Olivia tiene il passo della bimba che corre da uno scivolo all’altro per passare poi all’altalena e al trenino in legno, ma è felice di poter stare con lei e quando altri bambini si uniscono a lei concentrandosi a giocare dentro ad un rettangolo pieno di sabbia, finalmente riprende fiato scambiando due chiacchiere con alcune mamme. È una bellissima giornata autunnale, una giornata piena di sole non particolarmente fredda. Nonostante ciò è una domenica anche molto desolata perché pare siano le uniche persone presenti ad eccezione di una signora di una certa età seduta poco distante da loro che a tratti osserva nella loro direzione mentre il suo chihuahua si muove agitato tirando il guinzaglio. Improvvisamente tutta pare sbiadire e le voci si fanno più basse e ovattate. Persino la voce squillante di Giulietta sembra lontana. Olivia è al parco ma ha come l’impressione di essersi allontanata. È come se stesse osservando se stessa da uno specchio. Ripensa a ciò che ha pianificato assieme a Leo. L’averla abbandonata così all’improvviso l’ha delusa e fatta arrabbiare, ma inizia a pensare che forse abbia ragione eppure basterebbe così poco per sparire. La tentazione è forte e per un attimo le sue mani stringono le estremità del passeggino e schiude la bocca per chiamare la bimba e portarla via, ma poi una delle mamme la distrae mentre urla al figlio di non correre forte e ritorna alla realtà, dove le voci sono squillanti e la vista perfetta e nitida. 

“Eccoci tornate!” annuncia Olivia non appena apre la porta di casa. Si toglie il cappotto e prende quello di Giulietta appendendoli all’ingresso mentre Giulietta rincorre la pallina che rimbalza ovunque. “Oh bene, siete tornate! Ho appena sfornato una torta di mele!” dice Nora apparendo in corridoio. Keith è nella piccola sala a destra dell’ingresso, la porta è socchiusa ma Olivia intravede la sua figura vestita di jeans e camicia blu arenata sul divano mezza addormentata. “Ciao” si limita a dire Jade senza distogliere lo sguardo dal cellulare, giocherellando con una ciocca di capelli. Olivia cerca con lo sguardo Leo e lo vede lavare i piatti che lentamente zia May asciuga e ripone nella credenza. Sembra tranquillo e forse anche sollevato che quella sia una semplice domenica in famiglia ma poi lo squillo del suo cellulare lo distrae ed esce rapidamente dalla cucina. Jade non stacca gli occhi dal cellulare, forse impegnata in qualche chat di messaggi con qualche amica, Giulietta gioca nel corridoio svegliando per un attimo Keith quando la pallina rimbalza contro la porta e si alza per sgridarla ma tornando poi subito a dormire chiudendosi la porta alle spalle. Nora e zia May tagliano fette di torta concentrate quasi stessero scoperchiando un oggetto prezioso. Leo non parla più, ma rimane fermo sulla soglia della cucina, appena nascosto. Riflette. Solo Olivia riesce a vederlo, ma rimane ferma tra la sala e la cucina ad osservare la tranquillità della domenica, poi la voce di Leo si fa sentire improvvisamente scocciata. “Siete sicuri che nessun altro possa andare? È una cosa troppo improvvisa” dice mentre rientra in cucina. Persino Jade ora distoglie lo sguardo dal suo cellulare, quasi sia interessata a capire che cosa sta succedendo. “Hai provato a sentire Steven? E Michael? Non possiamo nemmeno aspettare domani? In fondo si tratta di poche ore per cui…”. La frase rimase in sospeso per mezzo minuto, poi chiude la telefonata e sbuffa. “Che cosa succede, Leo?” chiede Nora prima che possa farlo Olivia. “Era il mio capo. Il responsabile del progetto che seguiamo fuori città si è infortunato e devo sostituirlo per tutta la settimana. Ho il volo questa sera”. Olivia gli va incontro, abbracciandolo. “Tesoro, mi dispiace molto ma non posso dire di no”. Olivia lo rimprovera all’istante. “Non dispiacerti, hanno bisogno di te. E poi tra una settimana sarai di ritorno. Ora ti chiamo un taxi” e ricerca in rubrica il numero. “No, è meglio se prendo l’auto, faccio prima. Puoi farti accompagnare a casa da Keith e Jade?” chiede guardando la ragazza seduta sul divano. Jade fa cenno di sì con la testa mentre beve un altro sorso di vino cambiando canale. “Ok, allora vado. A proposito, ho il cellulare scarico, ti chiamo appena sono in aeroporto” e saluta Olivia dirigendosi all’ingresso, entrando nella piccola saletta dove Keith dorme. “Hey Keith, devo andare, il lavoro mi chiama. Ci vediamo” e l’uomo arenato sul divano gli fa cenno con la mano, aprendo appena gli occhi. Leo guarda Olivia un’ultima volta prima di uscire. Osserva la sua bellezza matura e i suoi occhi scuri. Le mani che si stringono l’una all’altra e la lunga gonna nera che svolazza appena quando una folata di vento si fa strada in casa. Un ultimo sguardo e poi sparisce.

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