Io credo che…

All’ennesima notifica su Facebook riguardo al coronavirus, Miriam butta il telefono sul sedile di fianco mentre guida per raggiungere casa di Nora. Quanta informazione, ma soprattutto quanta disinformazione, data soprattutto dai tuttologi della situazione. Si parla anche di blocchi e di chiusure ma ancora nulla è certo.

Le strade non sembrano deserte vista la situazione attuale o forse alle nove di sera di un lunedì non lo sono mai state. Miriam non saprebbe dirlo con certezza. Indossa ancora gli abiti del mattino, la voglia di cambiarsi è inesistente, ma per vedere la sua cara amica non ha bisogno di un look originale e di gloss sulle labbra. Ascolta una playlist degli anni 2000, un chiaro segnale di nostalgia d’altri tempi, e impreca contro un’auto quando ad una rotatoria non le concede la precedenza. La guida tira fuori il peggio di lei e, in quel momento, in particolare. Alza il volume quando uno dei suoi brani preferiti rimbomba nell’auto usata che ogni tanto si spegne nei momenti peggiori come in prossimità di un incrocio. È già d’accordo con il padre di informarsi su un nuovo acquisto. Sono tante le cose che vuole fare e nella lista non c’era quella di conoscere qualcuno ma l’anno nuovo passato ormai da un paio di mesi le ha fatto cambiare idea, nonostante ora non ci si possa stringere la mano, abbracciare o baciare. Ma insomma, può questo fermare l’amore?

Scende dall’auto stringendosi al maxi cardigan nero a cui tiene come fosse una cosa essenziale della sua vita. Una volta lo aveva scordato nell’auto di alcuni amici, non ricordando quale, e aveva iniziato a contattare tutti per recuperarlo e dopo poche ore lo stringeva come Linus con la sua copertina, ad eccezione del pollice in bocca. I capelli neri sono raccolti alla meglio in una coda e resi presentabili da un foulard maculato avvolto in testa. Gli orecchini dorati a forma di doppio ovale tintinnano nel silenzio della strada illuminata solo dai lampioni e le Converse pestano l’asfalto di fretta, il bordo bianco annerito e logoro.

“Chi è?” risponde Nora al citofono.

“Sono io” dice Miriam quasi scocciata. Nella sua mente si aspettava che l’amica l’accogliesse con un abbraccio, probabilmente profumato di amuchina.

Si salutano e subito Nora chiede come siano le strade. Miriam sbuffa, alzando le spalle. Per lei nulla pare cambiato. Vede auto che circolano, locali illuminati da luci che alludono alla loro operatività e gente che cammina lungo i marciapiedi. L’amica le propone una tisana e le offre diversi gusti tra cui scegliere. Miriam non é molto entusiasta, non ama quel genere di bevanda, ma quando tra le scelte vede una bustina con scritto zenzero e limone, cambia idea e si convince. Predilige da sempre il dolce, anche a pranzo, ma lo zenzero e il suo gusto acido la conquistano visto il suo stato attuale di totale delusione. Nora versa l’acqua calda in due tazze di porcellana bianche mostrando un gran sorriso. Non lo fa di proposito per consolarla, lei è così. Miriam non comprende come faccia a essere sempre dolce con tutti. E a volte si chiede come mai sia anche molto corteggiata. È carina e decisamente simpatica, ma la vede anche molto fragile. Forse, peró, dovrebbe essere come lei. A volte se lo è chiesto.

“Allora, che cosa è successo col tipo?”

“Non lo so, Nora. Io non mi ero illusa, ma caspita, mi pare che tutto sia finito in maniera troppo assurda!” dice mostrando un broncio che nasconde uno sguardo triste per il sentirsi cosí stupida. “Insomma, lo conosco a questo corso di teatro dove ho fatto una lezione di prova e quando gli ho detto di aver abbozzato qualche idea da mettere sul palcoscenico, mi ha subito proposto di fargli leggere qualcosa. Figurati, ne ero felicissima!”. Nora la ascolta in silenzio. È adorabile che lo faccia senza commentare o giudicare. Sorride sempre. “Insomma, io e questo Roberto ci scambiamo i numeri e il giorno seguente gli invio qualche mio lavoro. Lui sembra entusiasta, mi offre consigli. Ci scriviamo ogni giorno. Mi cerca spesso e va avanti così per circa una settimana. Abbiamo persino passato un’ora e un quarto al telefono una sera per conoscerci meglio. Ha speso tempo con me, capisci? Se uno non è davvero interessato non lo fa, giusto?”. Miriam cerca l’approvazione dell’amica che giunge puntuale. “Nora, andava tutto bene. Parlavamo di teatro, di film, di passioni e anche di argomenti piccanti. Percepivo un bel feeling, poi una sera me ne stavo a letto e ho pensato di leggere un’opera che Roberto mi aveva inviato via email, scritta da un tizio famoso di teatro che lui adora. E quando gli ho detto che ció che avevo letto non mi convinceva, mi ha risposto che potevamo anche non sentirci più e che non mi avrebbe più parlato. A quel punto gli ho detto che speravo scherzasse. Che non accettare diversi punti di vista è un grande limite oltre ad essere assurdo e lui sai cosa ha risposto?”. Nora rimane in silenzio. Pende dalle labbra dell’amica. Cito testuali parole “No io li accetto, ma diciamo che mi trovo bene solo con persone che hanno il mio stesso punto di vista”. Miriam sottolinea la frase con la mano mente la recita come fosse sul palcoscenico. Nora sgrana gli occhi, incredula. “E aspetta il pezzo forte. Ha anche aggiunto Mi spiego?” e mentre lo dice scandisce bene le parole, la mano che enfatizza la domanda incriminante. Nora ride, é evidente che trovi tutto ridicolo. “Scusa e tu che gli hai risposto?”. Miriam stende le gambe in avanti, sprofondando ancora di più nella sedia, la tazza stretta nelle mani. “Gli ho risposto Al 100% e da lí non mi ha più scritto…” e scuote il capo delusa non solo da Roberto ma dall’intera generazione maschile.

Nora non le dice nulla che già non sappia. Meglio saperlo ora che scoprirlo tra qualche mese. È solo un cretino. Non ti merita. Dentro di sé però Miriam é triste ma che cosa può fare la sua amica oltre a confortarla? Per un attimo cala il silenzio mentre le tazze si svuotano del loro contenuto. “Ne vuoi ancora un po’? Sempre zenzero e limone?”. Miriam annuisce e si alza in piedi raggiungendo Nora dall’altro lato del tavolo. “Ma perché è cosí difficile conoscere qualcuno? Ok, é evidente che non gli piaccio abbastanza, ma perché chiudere i contatti in maniera così stupida solo perché non condivido un opinione? Sono stata per dieci anni con un uomo ma non pensavo che le regole per conoscersi fossero cambiate ora. Mi sono persa qualcosa in questi anni? Insomma, cosa c’è che non va in me? Dico quello che penso, ma non va bene. Mi piace fare le cose in maniera originale e mi prendono per pazza! Lo sai che al telefono quella sera abbiamo fatto il gioco dei bigliettini?”. Nora la guarda perplessa e chiede spiegazioni. “Ho scritto qualcosa come cento biglietti con domande generiche, per conoscersi, e alcune un po’ piccanti e mi ha detto che gli è piaciuto! Uffa Nora, ma cosa devo fare per trovare qualcuno e non farlo scappare?”. 

Miriam torna a sedersi affranta. Non è dispiaciuta perché non ha funzionato con Roberto. È dispiaciuta perché aveva finalmente trovato qualcuno di interessante in maniera spontanea che condivideva le sue stesse passioni e invece era sfumato tutto e pure in maniera stupida. Nora la ascolta mentre è appoggiata al ripiano della cucina. Porta indietro i lisci capelli castani che però tornano al loro posto come un boomerang. Ancora non ha fatto l’abitudine al taglio corto e così prende un elastico e li lega. “Lascialo perdere. Se lui decide da pochi messaggi, una chiamata e un opinione contraria che non fai per lui sono affari suoi. Non penarti per uno così. Non ne vale la pena. Tu pensa al tuo lavoro e ai tuoi progetti, stai già combinando tanto Miriam. Sii felice! Vedrai che conoscerai qualcuno che non sarà un caso umano” e a quella battuta scoppiano a ridere entrambe, come se il dramma della situazione fosse tramutato in qualcosa di davvero esilarante. “Sai, forse dovrei accontentarmi. Forse miro troppo in alto…”. Il suono del cellulare di Miriam la distrae per un momento. Sicuramente l’ennesima notifica di Facebook, ma non ci fa caso e ripone il telefono sul tavolo. “Sai Nora, io non ho paura di rimanere sola e di non farmi una famiglia. Ho paura di dover tenere tutto l’amore che ho, dentro di me, e so che un giorno prima o poi esploderó. Sono tenace, lunatica, dico ció che penso e a volte forse ferisco le persone, ma so cosa voglio per me e so che sotto tutto questo essere così vulcanica c’è tanta dolcezza”. Nora a quel punto le va incontro senza esitare. “Maledetto coronavirus, farò il bagno nell’alcol ma non resisto, ti voglio abbracciare” e si stringono forte. Ad entrambe mancava un gesto simile che può tutto, in un momento come quello.

Poco dopo mezzanotte si salutano e Miriam sale in auto cercando un numero in rubrica. Non é orgogliosa di farlo, ma non resiste. La chiamata parte tramite bluetooth e mentre attende risposta, esce in retromarcia dal parcheggio e si rimette in strada, diretta verso casa. Dopo cinque squilli una voce maschile risponde e lei la saluta con entusiasmo. Gli chiede come vanno le cose e parlano qualche minuto. Ridono e scherzano ipotizzando un incontro se questa storia dei blocchi non diventerà seria. E no, non si tratta di Roberto.

Fine

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