Mafia Inside VI

Quando Sonny riconobbe quel volto, gli si gelò il sangue. “Lidia, ma che cosa ci fai qui?”. La ragazza lo spinse velocemente verso l’altro lato della strada, facendolo salire nella sua auto. Sonny sedeva al lato del passeggero e si teneva la testa fra le mani, imprecando come un pazzo.

Lidia rimase in silenzio. Lo fece per tutto il viaggio. Comprendeva quello stato d’animo. Come poteva non soffrirne? Come poteva non sentirsi morire per quello che aveva fatto, o meglio, che non aveva fatto? Arrivati a casa, Lidia lo spogliò e lo spinse nella doccia, raggiungendolo qualche istante dopo, abbracciandolo. “Lidia…”. Sonny non la guardava nemmeno, ma la ragazza sapeva benissimo che cosa lui stesse per chiederle. “Lidia, tu… “. Chiuse gli occhi, battendo il pugno contro il muro della doccia, accasciandosi a terra. Lidia lo seguì e lo invitò a stare in silenzio, dolcemente. Sonny non si trattenne più e scoppiò a piangere, parlando sottovoce a se stesso, rimproverandosi. Lidia gli accarezzò i capelli, baciandolo come fosse un piccolo bambino indifeso. “Non piangere, non preoccuparti. Ci sono io qui con te e ci sarò sempre. Non temere amore mio”. Il ragazzo si girò verso di lei, guardandola dritto negli occhi. “Lidia, sei stata tu?”. La ragazza gli prese il viso tra le mani, guardando la sua fronte, i suoi occhi, le sue guance, le sue labbra. E poi di nuovo i suoi occhi. “Io e te affronteremo tutto insieme. Dobbiamo restare uniti, per il bene di entrambi. Lo capisci, vero?” gli chiese Lidia, scrutando bene i suoi occhi. Sonny sembrava perso in un mondo che non era quello reale. Un mondo dove solamente una parola risuonava nella sua testa. Disonore. Disonore verso la mafia. Verso la famiglia. Verso suo padre che tanto aveva atteso la sua iniziazione ufficiale. “Lidia, come faccio ora… io non ce la faccio, pensavo di si ma invece…” e scoppiò in lacrime nuovamente. Lacrime che si mischiavano all’acqua della doccia e alle carezze di Lidia che continuava a coccolarlo dolcemente. “Non avere paura. Ce la faremo insieme, io e te. Abbiamo bisogno l’uno dell’altra. Andrà tutto bene, fidati di me amore mio”. A quelle parole Sonny sembrò finalmente trovare uno spiraglio di pace, abbracciandola forte.

A notte fonda finalmente Sonny si addormentò. Lidia si girò a guardarlo per qualche secondo. Non cambiava posizione da ore e ogni tanto si girava a guardarlo per assicurarsi che respirasse ancora. Il senso di colpa che avrebbe ritrovato l’indomani al risveglio lo avrebbe nuovamente travolto, ma lei sarebbe stata lì per aiutarlo. Non lo avrebbe abbandonato. Sentiva che doveva farlo. Sentiva di amare quell’uomo. Sentiva una forte attrazione verso quella loro unione. Sorrise tra sé e sé, poi si voltò e finì di pulire il fucile con il silenziatore, ponendo ogni singolo pezzo nella valigetta, chiudendo la cabina armadio. 

Un solo colpo. Dal sesto piano. Aveva trattenuto il respiro e poi aveva premuto il grilletto. Dal mirino aveva visto che l’uomo era morto. Dal mirino aveva visto l’espressione di Sonny e la pistola che stringeva in mano e da cui non era partito alcun proiettile. Terrore, tristezza, un’ansia quasi palpabile. E poi la sua fuga. Un lungo sospiro di disappunto, ma poi l’amore aveva trionfato ed era corsa a salvarlo. 

La faccia di Don Attilio era un misto tra incredulità, delusione e rabbia, tanto si sentiva offeso da quella bugia. Una segreto che mai si sarebbe aspettato di scoprire. Il suo sguardo era serio e inespressivo, ma Lidia sapeva che l’uomo era sconvolto ma soprattutto si sentiva inutile e stupido e molto probabilmente per la prima volta in vita sua. L’avevano fregato alla grande e per molto tempo ne lui, ne Billy, né nessun altro si erano mai accorti della differenza. “Don Attilio?” lo chiamò Lidia. L’uomo alzò appena lo sguardo. I suoi occhi erano sempre più furiosi, ma le labbra rimanevano serrate. Con stupore delle persone presenti, l’uomo improvvisamente parlò. “…come ho potuto essere così cieco…”. Lentamente si accese un sigaro e si fece scappare una risata. “Siete stati bravi, davvero…”. Era evidente che fosse amareggiato, arrabbiato, pronto a vendicarsi nel modo più cattivo che si potesse immaginare. “Era facile per voi nasconderlo, le trasferte le eseguiva sempre da solo o con una piccola scorta che però rimaneva nei paraggi e non con lui. Ecco la sua insistenza nel volere alcuni lavori e io che credevo volesse dimostrarmi il suo coraggio e la sua tenacia… invece per tutto questo tempo non ha fatto altro che mentire… a me… il padrino… il capo della mafia… suo padre… ma che razza di figlio ho allevato?”. In quel scosse il capo in segni di disapprovazione, poi alzò lo sguardo verso Lidia. “Oh Lidia, non avete idea di quello che avete scatenato” e lasciò cadere il sigaro sul posacenere, guardandola con un’espressione persa nel vuoto ma allo stesso tempo inquietante. Lidia sospirò forte, chiudendo gli occhi, poi si osservò attorno, lasciando trasparire un piccolo sorriso. “So che ti abbiamo mancato di rispetto e ferito. Dalla prima volta che ho sparato io al posto di Sonny, uccidendo quell’uomo all’Hannist Hotel, ho capito che sarebbe stata solo questione di tempo prima che la verità venisse a galla, ma poi ci siamo resi conto che la cosa funzionava e così ho costretto Sonny a continuare questa farsa. Non poteva venire a dirti quanto fosse debole, non gliel’ho permesso e l’ho costretto a mentirti. Se ti avesse detto la verità sarebbe morto da molto tempo e non potevo permetterlo. Ho fatto una scelta e per mantenerla ho dovuto fare dei sacrifici e ho dovuto mentire. Volevo tenere alto l’onore della famiglia e nascondere la fragilità di Sonny. Don Attilio, era la cosa più giusta da fare”. Lidia parlava con una sicurezza disarmante, senza quasi battere ciglio. “Fottiti, stronza! Ci hai traditi tutti, ci hai presi per il culo, hai sputato addosso alla tua famiglia e meriti solamente di morire…”. Billy fece un passo avanti, sfogando tutta la rabbia che aveva in corpo. Si sentiva offeso e preso in giro da quel raggiro, ma la sua scenata durò poco. “Fossi in te non mi azzarderei a lamentarmi troppo, in fondo è stata anche colpa tua se abbiamo proseguito con questa bugia…”. Lidia non continuò la frase, lasciando Billy perplesso. “Ma di che cosa parli?”. Lidia guardò Don Attilio. “Dopo un paio di mesi dall’iniziazione di Sonny, avete organizzato un colpo al magazzino di proprietà di un politico per ottenere la sua attenzione”. In quel momento tornò a guardare Billy. “Tu hai organizzato una squadra e hai detto a Sonny di unirsi alla trasferta”. Billy iniziò a dubitare della sua sicurezza, le labbra si schiusero come per parlare, ma non dissero nulla. “Sonny ti ha detto che vi avrebbe raggiunto a meno di un chilometro dal posto e tu non hai chiesto niente, ma quel che è peggio, non ti sei accorto di niente”. Don Attilio girò appena lo sguardo, guardando con la coda dell’occhio il suo braccio destro. “Sul furgone per raggiungere il magazzino mi hai avuto accanto tutto il tempo e non ti sei accorto di niente… durante il colpo ti ho persino evitato una pallottola e non ti sei accorto di niente… a fine missione siamo rientrati e mi hai dato una pacca sulla spalla, dicendomi che avevo fatto un ottimo lavoro… e ancora non ti sei accorto di niente…”. Billy iniziò a sudare freddo. “Non hai notato che la divisa mi stata un po’ grande, non hai notato la mia movenza, non hai notato nulla. Nonostante avessi il caschetto e la visiera scusa avresti dovuto capire che lì sotto non c’era Sonny, ma c’ero io”. Lo sguardo sicuro e strafottente di Lidia lo intimidiva, ma ancora di più sentiva gli occhi di Don Attilio addosso a lui e quando si girò, riconobbe quello sguardo che conosceva da una vita. Il padrino si alzò in piedi e gli si avvicinò in silenzio. “Don Attilio, ero sicuro che fosse Sonny, non poteva essere lei… si muoveva come lui, aveva la sua divisa e… e…”. Per la prima volta Billy si mostrò indifeso agai suo occhi, abbandonando lo sguardo duro che prendeva sempre posto sul suo viso. Si inginocchiò davanti al padrino, chiedendo pietà, ma non fece in tempo a supplicarlo ancora, perché una pallottola gli si piantò nel cranio, facendolo crollare a terra.

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