Mafia Inside VII

Don Attilio uscì per qualche minuto, lasciando Lidia con due uomini a controllarla. Lidia fissò il corpo di Billy a terra. Non lo odiava, ma aveva avuto quello che si era meritato. E ora sarebbe toccato a lei e Sonny. Non la spaventava quello che stava per accadere. Era il destino.

Doveva succedere. Avrebbero avuto la punizione che meritavano. Chiuse gli occhi, pensando a Sonny. La delusione per ciò che non era riuscito a diventare le pesava molto, ma aver lottato al posto suo, l’aver vissuto quei momenti, non le fece mettere nulla in discussione perché avrebbe rifatto tutto daccapo. Era sicura della sua scelta. Mancava così poco alla coronazione del suo sogno di avere una famiglia con Sonny, ma le cose avevano preso una piega diversa e ora l’attendeva un destino che non era certo quello che voleva, ma che doveva accettare. In quel momento la porta si aprì ed apparve Don Attilio assieme a tre uomini. Fece un piccolo cenno e in un attimo Lidia fu liberata e spinta con la forza. Usciti dalla stanza, percorsero un lungo il corridoio, ma non si fermarono dove prima c’era Sonny. Raggiunsero un piano inferiore, una specie di cantina, e poi entrarono in una stanza che odorava di chiuso. La luce era debole, ma Lidia vedeva benissimo il suo interno: mura grigie con macchie sparse, due piccole finestre che parevano sigillate dall’interno, un tavolo e qualche altro oggetto voluminoso coperto da  grandi teli bianchi. E Sonny. Stava in piedi in un angolo della stanza, in silenzio e con uno sguardo cupo che mai gli aveva visto in viso. Ferma sulla soglia, Lidia osservò quella scena che non prometteva nulla di buono. Aveva le caviglie libere, ma le avevano legato le mani dietro alla schiena. Don Attilio le si avvicinò, accarezzandole il viso e sussurrandole qualcosa che la impietrì all’istante, poi la invitò ad entrare, facendola inginocchiare al centro della stanza, proprio di fronte a Sonny. “Ecco la tua amata, Santino. Hai visto? Non le ho fatto nemmeno un graffio. Nemmeno quando ha provato a scappare le ho fatto del male”. Sonny rimaneva fermo e fissava Lidia. Sembrava volesse parlarle con lo sguardo, ma Lidia non capiva. Don Attilio fece un cenno ai suoi uomini che fecero qualche passo indietro, mentre invece Sonny avanzò verso Lidia, fermandosi a trenta, forse quaranta centimetri dalla ragazza. Lidia lo guardava cercando di tradurre il suo sguardo. Sonny era serio. Il sangue sulla fronte si era seccato e copriva gran parte della sua guancia destra. Guardava Lidia in un modo diverso, quasi alienante. “Sonny” disse suo padre che si era posto al suo fianco. Sonny chiuse gli occhi e in quel momento mostrò la mano destra che fino a quel momento aveva tenuto nascosta di lato. In mano aveva una pistola e la stava puntando contro Lidia. La ragazza sgranò gli occhi. Socchiuse le labbra per parlare, ma subito si fermò. Sonny la fissava e più lo faceva più Lidia riconosceva quegli occhi e quelle rughe sulla fronte. Le erano familiari. “Sonny” disse nuovamente il padre e il ragazzo si inginocchiò con fare pesante, accarezzando Lidia sulla guancia mentre le premeva la pistola contro l’addome. I due ragazzi si guardarono per qualche secondo. “Scusami amore mio…”  bisbigliò a voce bassa Sonny. Lidia gli sorrise, accarezzandolo con la guancia. “Scusa, ma devo farlo, non ho scelta” bisbigliò ancora. Lidia chiuse gli occhi, trattenendo le lacrime. In quel momento avrebbe voluto piangere. Sempre e solo per Sonny. Le apparve l’immagine della sua fronte marchiata dall’anello di Billy. Il sesso che aveva fatto poche ore prima. La sua mano che impugnava la pistola di Sonny. Quante volte l’aveva impugnata e quante vite aveva tolto in nome di Don Attilio. Le apparve l’immagine di suo padre e di quel primo pugno che gli aveva dato. L’orgoglio espresso nei suoi occhi. E l’unico ricordo della madre grazie all’unica foto che era riuscita a tenere. Sua madre che la teneva in braccio e raccoglieva il suo piccolo viso tra le mani, dolcemente. Accadde tutto in un secondo. La voce soffocata. Lo sparo. E poi il buio. 

Il funerale fu breve e semplice. Era un giorno grigio e la pioggia era spietata. Una distesa di ombrelli neri si allontanò dal cimitero e la maggior parte delle persone che saliva in auto, si dirigeva in diverse destinazioni. Solo poche macchine seguirono la stessa direzione, fino a raggiungere la dimora Bonocore. I domestici si muovevano silenziosi nella villa, eseguendo azioni basilari, prendendo gli ombrelli e i cappotti. Preparando il tè caldo. Pulendo la casa come sempre. Solo i rumori erano diminuiti. Forse in segno di rispetto per quel giorno così triste che non si sarebbe mai voluto affrontare, non così presto. Una dozzina di uomini entrarono in una piccola stanza e presero posto lungo le panchine in legno scuro. Dalle ampie finestre filtrava poca luce, sia per le pesanti tende scure che bloccavano quei pochi raggi di luce che oltrepassavano la vetrata, sia perché il cielo non tollerava troppo sole quel giorno. In piedi davanti a tutti, Don Attilio recitò un giuramento a voce bassa. Non era necessario gridare in quella piccola stanza in cui si trovava. Al suo fianco tre uomini. Fedeli cugini del padrino. Tutti ascoltarono quelle parole recitate con grande attenzione, mentre un uomo prendeva un piccolo arnese, imbevendolo di inchiostro nero. Tre linee nere furono segnate sul polso. Il simbolo della famiglia Bonocore. Don Attilio fece cenno alla persona davanti a lui di alzarsi e sollevando lo sguardo, disse di portare la mano destra al cuore e di tendere quella che portava il simbolo di famiglia, sulla sua spalla. I lunghi capelli erano spariti, ma la cicatrice, seppure guarita, era ancora evidente. Lidia stava davanti a lui e come da ordine, recitò il giuramento che l’avrebbe iniziata alla famiglia e, mentre lo faceva, tratteneva le lacrime. Piangere non era parte di lei, ma dentro di sé lo faceva per Sonny. Lo aveva amato davvero e credeva nella loro unione, ma quel coltello consegnatole di nascosto da Don Attilio le fece capire finalmente il reale significato di quel senso di attrazione che dominava spesso la sua mente. Amava Sonny, ma ancora di più l’idea di quel suo mondo immorale e violento e Don Attilio le aveva detto che doveva scegliere. “Sonny o la famiglia”, solo questo le aveva sussurrato mentre le accarezzava il viso. E lei aveva guardato il suo grande amore mentre lentamente tagliava le corde che legavano le sue mani e poi lo aveva colpito forte più volte con la lama affilata, mentre con l’altra  teneva ferma la pistola. Guancia contro guancia lo invitata a rimanere in silenzio, asciugando le lacrime di Sonny con il suo viso, proprio come quel giorno nella doccia. E lo coccolò dolcemente. Lo aveva fatto fino a che non si era spento tra le sue braccia. Chiuse gli occhi per qualche istante, poi li riaprí. L’espressione diversa, più profonda. A giuramento fatto, s’inchinò nuovamente davanti a Don Attilio e lentamente gli prese la mano e la baciò. “Ordina padre. Ordina e sarà fatto”.

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