Rompendo il Silenzio III

Un colpo improvviso spaventò Sammy che si voltò di scatto, trovandosi a fissare Fiona attraverso il finestrino del treno. Si tolse le cuffie e la fissò stupita, aggrottando la fronte. Fiona le fece cenno di scendere dal treno e Sammy, apparentemente scocciata, si alzò raggiungendo le porte dello scomparto. “Che cosa succede?”.

Fiona si avvicinò fino a sfiorare con le caviglie il primo gradino del treno. “Devo chiederti una cosa, è una sciocchezza, ma vorrei sapere che cosa ti ha detto Asia mentre eravate sole”. Fiona la fissava con una morbosa curiosità mentre la ragazza rimaneva ancora stupita di ciò che stava accadendo. “Fiona, abbiamo solo parlato di cosa era successo. Nient’altro” disse Sammy stringendosi nelle spalle per scaldarsi. L’aria era diventata piuttosto fredda in quel momento. “Ok, grazie e scusa per la domanda ma avevo bisogno di sapere” e la salutò nuovamente, indietreggiando lentamente fino a che non si voltò per rientrare nella grande sala d’aspetto. “Mi ha anche chiesto di vederci per discuterne ancora ma ovviamente ho tergiversato… insomma, l’obiettivo era rimetterla in pista e io prendere i miei soldi e andarmene”. Sammy non disse altro, facendo intendere che aveva declinato con dolcezza per evitare un incontro che non aveva senso avvenisse, proprio perché lei non era realmente sull’orlo del suicidio. Fiona le sorrise e in quel momento le porte si chiusero. Si guardarono per qualche istante, poi Sammy disse qualcos’altro ma le parole parevano ovattate. Fiona si avvicinò, tendendo l’orecchio. Sammy ripeté ciò che aveva detto e in quel momento il treno partì. Sammy si scostò dalle porte, raggiungendo il suo posto a sedere e Fiona rimase ferma immobile nonostante il movimento del treno avesse smosso un gran vento improvviso. I suoi occhi erano lucidi e pietrificati. Il dubbio era svanito e aveva lasciato posto ad una certezza che non avrebbe mai voluto sentire. “Asia, ma che cosa hai fatto?” pensò.

Il tramonto aveva lasciato spazio al manto scuro puntinato in qua e in là da alcune stelle. L’aria non era più molto fredda, ma tirava a tratti vento e Fiona teneva stretta la borsa, coprendosi con la sciarpa. Stava camminando lungo il marciapiede quando un’auto le si affiancò. “Fiona!”. La donna si voltò e con stupore vide Asia. Lo sguardo amorevole con cui aveva sempre guardato la sua amica d’improvviso scomparve. “Asia, che cosa ci fai qui?”. La donna non si mosse dall’auto, continuando a mostrare un gran sorriso, quasi fosse particolarmente felice. “Stavo andando a prendere qualcosa da mangiare. Sali, così ci andiamo assieme”. Fiona non si mosse, fissandola in silenzio, ma cercando allo stesso tempo di nascondere le sue vere emozioni. Se avesse detto di no, sicuramente Asia si sarebbe insospettita. Se avesse esitato ancora, sicuramente Asia avrebbe iniziato a dubitare di lei. “Eccomi” e sfoggiando un gran finto sorriso, salì in auto, proponendo un locale ad appena un isolato da dove si trovavano. “Che cosa ci facevi alla stazione?”. Fiona cercò di mantenere il controllo. Dentro di lei stava già impazzendo. “In stazione? Io stavo… salutando un’amica”. Asia svoltò a destra, superando quasi subito un auto. Fiona pensò che la cosa non fosse necessaria, ma cercò di concentrarsi sulla conversazione. “Stavi salutando Sammy?” Fiona si voltò verso Asia, che la guardò con una certa malizia. “…sì” disse in un sussurro, poi proseguì “…ha deciso di cambiare aria e di intraprendere un nuovo percorso e ne sono felice. È quello che le serve. So che le volevi parlare ancora, ma ciò che le hai detto quella sera è bastato per calmarla e farla tornare in sé, grazie ancora Asia”. Fiona le sorrise, portando una mano alla sua spalla. L’amica si voltò appena, poi tornò con gli occhi sulla strada, lasciandosi scappare un verso di disapprovazione. “Che cosa c’è Asia?”. Il semaforo davanti a loro era giallo e mancavano parecchi metri per raggiungerlo, ma Asia non accennò a rallentare, attraversando l’incrocio appena in tempo. “Non avrebbe avuto senso parlarle” disse all’improvviso. Fiona chiese spiegazioni, ma rimase subito sconvolta dalla risposta. “Che senso ha parlare con chi ha inscenato un suicidio?”.

In quel momento l’auto si fermò ad un semaforo e le due donne si guardarono. Tutto attorno solamente silenzio e una tensione che cresceva di secondo in secondo. Fiona aveva gli occhi sgranati e lucidi. Quelli di Asia erano fermi e impassibili. Fiona non aveva mai visto uno sguardo simile sul volto dell’amica. “Come hai fatto a capirlo?”. Asia riprese a guidare. “Avevo intuito qualcosa già dalla telefonata che avevi ricevuto, ma è bastato uno tuo sguardo verso Sammy quando è uscita dal bagno capire che entrambe stavate fingendo. Per un attimo ho pensato di dirvi che avevo scoperto il vostro piano, ma poi ho pensato di stare al gioco e vedere fino a dove saresti arrivata. Cazzo, Fiona! Hai pagato una ragazza perché fingesse di essere sull’orlo del suicidio per farmi stare meglio? Ammirevole come amica, ma anche da folli!”. La guardò con disprezzo e sul volto un sorriso contorto.

“Asia, io so tutto!” disse Fiona, furiosa nel sentirsi ridicolizzata. Calò nuovamente il silenzio. “Ah davvero? E che cosa sai di preciso?” chiese Asia interessata a sentire la versione dell’amica dallo sguardo titubante e terrorizzato. “So che è tutta colpa tua… so che sei stata tu ad incoraggiare quei ragazzi e Julia anche… ma come hai potuto, Asia?” chiese lasciandosi scappare una lacrima. Asia si mise una mano tra i capelli, ridendo istericamente. Era incredibile come stesse lentamente cambiando sotto gli occhi di Fiona. “Come l’hai capito?” chiese con tono calmo. “All’inizio non ci avevo fatto caso, ero distrutta dal dolore per quelle morti. Non concepivo come alcuni ragazzi nel corso degli anni e sotto il nostro controllo, così dal nulla, avessero deciso di togliersi la vita. Erano così giovani e innocenti, ma poi Sammy ha detto quella frase e in un attimo tutto mi è stato chiaro… non so come ho fatto a non accorgermene prima. Qualcuno di loro me l’aveva accennata, ma io ero troppo preoccupata a piangere le loro morti per capire. Se solo l’avessi fatto avrei potuto salvare alcuni di loro. Asia, come hai potuto fare delle cose così terribili?”. Fiona ora piangeva mentre l’amica la guardava a tratti con uno sguardo minaccioso, gli occhi pieni di follia. “Qual è la frase, Fiona?” chiese. “Avanti, voglio sentirla. Dilla ad alta voce”. Asia insisteva e Fiona le chiedeva di smetterla, ma poi la tensione arrivò al limite e Fiona si ritrovò ad alzare la voce che rimbombò in tutta l’auto. “È nel risentimento che giace ciò che più ci affligge!”. I loro occhi si incontrarono nuovamente. “Fiona, da un lato è un sollievo che tu mi abbia scoperto. Provocare quelle morti mi dava un gran sollievo ma ogni volta che quei ragazzi scomparivano mi sentivo improvvisamente così sola e mi chiudevo in me stessa. Ero triste perché lasciavano un profondo vuoto nella mia vita”. Fiona ascoltava in silenzio, letteralmente sconvolta. La sua amica era diventata improvvisamente una persona oscura che non conosceva per nulla. “Per Julia ho pianto molto e avevo davvero deciso di farla finita. E’ stato doloroso lasciarla andare, perché la sofferenza che aveva in corpo mi eccitava e avrei voluto stringere quella sensazione ancora e ancora, ma non potevo. Lei doveva morire. Lo capisci, Fiona? Capisci perché ho dovuto mettere fine a quelle vite?”. L’amica la guardò furiosa e distrutta al tempo stesso. “…perché lo hai… fatto?”. Il rumore di un clacson e di un camion che aveva tagliato la strada ad un auto le distrasse per qualche istante. L’auto rallentò e si fermò, costretta da un’improvvisa coda. Asia si distese lungo il sedile, le braccia tese sul volante e lo sguardo perso nel vuoto. Per un attimo sembrò la vecchia Asia di sempre. “Ho fatto loro un favore. Erano solamente ragazzi problematici pieni di risentimento. Non ce l’avrebbero mai fatta da soli. Avrebbero rovinato la loro vita comunque e sicuramente quella di altri” sbottò con fare scocciato. “Asia, tu eri lì per aiutarli e invece li hai traditi, spingendoli ad uccidersi. Cristo santo, Julia era pure incinta! Come hai potuto?”.

Fiona portò le mani al viso, trattenendo le lacrime. Colpita dal dolore, si accorse troppo tardi che la velocità dell’auto era aumentata e che ora non si trovavano più in mezzo al traffico, ma i lampioni sempre più radi illuminavano le ultime case di una periferia che aveva ceduto rapidamente il passo alle colline. A circondarle solamente qualche edificio abbandonato e un verde immenso costellato di folti alberi che creavano un bizzarro gioco di chiaroscuri. “Asia, dove siamo?” chiese Fiona terrorizzata. “Ora che sai la verità non posso lasciarti andare” disse guardandola e senza darle il tempo di rispondere, premette l’acceleratore, le slacciò la cintura, mollò il volante e andò incontro ad un grosso tronco adagiato sul lato della strada. L’auto ruzzolò più volte, scivolando lungo l’asfalto. Accartocciandosi, distruggendosi, riducendosi ad un ammasso di metallo deformato.

“Detective?”. L’uomo si voltò con una struggente lentezza. La notizia dell’incidente lo aveva messo a dura prova. “Detective?” lo chiamò nuovamente l’infermiera. L’uomo le si avvicinò. “Com’è la situazione?” chiese celando la sua agitazione. “È stabile. È stato un miracolo che si sia salvata. La sua amica è più forte di quel sembra”. L’uomo si passò una mano tra i capelli, poggiando le mani sui fianchi. “Posso vederla?”. L’infermiera gli fece cenno di sì e gli indicò la stanza. Frank si avviò lungo il corridoio asettico dell’ospedale con fare pesante, fermandosi sulla soglia. Nella mano stringeva la collana di perle di Fiona. Nell’altra mano, in un sacchetto, i suoi effetti personali. Fece un sospiro ed entrò nella stanza. Si mise di fianco al letto e lentamente si sedette, osservando due occhi rossi e un viso ammaccato che lo guardavano in silenzio. “Non so come dirtelo… lei è morta… è morta sul colpo”. Abbassò lo sguardo e portò una mano sulla fronte, trattenendo un piccolo singhiozzo. Una mano piena di graffi sfiorò la sua. Lui alzò lo sguardo, cercando di ricomporsi. “Mi dispiace darti questa notizia così e ora…” disse lui, ignaro di tutto l’accaduto. “È tutto a posto, è tutto a posto… “ disse lei, stringendogli la mano. “Non devi essere triste, non lasciarti trasportare dal dolore. È nel risentimento che giace ciò che più ci affligge…”.

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