(senza parole)

Un incontro al buio e l’imbarazzo nell’incontrare una donna perché significa ammettere a se stesse di amare lo stesso sesso. Insicurezze che si frantumano in mille pezzi, ma la voglia di trovare una persona da stringere a sé senza alcuna paura.

Quando salgo in auto, sistemo nervosamente il sedile che pare più vicino al volante, eppure so di non averlo spostato. Metto la cintura. Sistemo lo specchietto retrovisore. Incrocio il mio sguardo che rifuggo di scatto, quasi provassi vergogna nel vedere l’espressione del mio viso o forse perché temo che persino uno specchietto possa leggere la verità nei miei occhi.

Accendo la radio. Imposto la funzione CD. Odio non avere un’auto più moderna e trovo obsoleto ascoltare la musica in quel modo. Il mio dito indice preme forte sul tasto per individuare la canzone giusta. Esiste poi una canzone giusta? Direi proprio di no. Eppure gli innamorati ne hanno una. Trovo che sia una cosa stupida o forse sono solo gelosa.

Mi avvio per raggiungere l’autostrada, anche se pare un’impresa. È come se il mondo sapesse dove sto andando e provasse a fermarmi. È forse un segno? Dovrei tornare indietro e chiudermi in casa? Mentre rifletto su quel pensiero, mi ritrovo a metà percorso senza rendermene conto. Possibile che mi senta sempre così impacciata e fuori luogo? È possibile sentirsi così fuori dal mondo? Mi odio per qualche istante mentre rientro sulla strada comune, perché ho solo perso tempo lasciando viaggiare i miei pensieri. Mi mando a quel paese da sola, mi chiamo persino per nome. Un vero rimprovero, ad alta voce. L’unica gioia che provo è l’essere scesa dall’auto. Un posto troppo piccolo per tutti quei pensieri.

Cammino quasi per inerzia. La testa si agita e la vocina interna si chiede dove l’abbia portata. Salgo i tre gradini del locale che conosco quasi a memoria. Lo sguardo basso, circospetto, intimidito. In alcuni brevi istanti, si arrende all’agitazione dell’animo.

Apro la porta e mi mischio tra la gente. La musica assordante che tanto ho odiato ora viene quasi apprezzata. Mi aiuta a non sentire i miei pensieri. È incredibile stare in mezzo a tanta gente e sentirsi così soli. Mi guardo attorno. Quanta gioia. Quanto movimento. quanta vita! Inizio a sentirmi quasi a mio agio, nonostante l’impressione di leggera inadeguatezza.

Ci siamo accordate solo su una cosa: non rivelare i nostri volti e incontrarci qui, proprio a quest’ora. Io sono puntuale, cosa alquanto inusuale per me. Chissà perché l’ho fatto. Forse per fare qualcosa di diverso. Forse perché non sono sicura di me stessa. Forse, anzi, di sicuro per vedere prima lei, spiarla tra la folla. I miei occhi si muovono in tutte le direzioni, sembrano impazziti. Piccoli pallini marrone scuro che scrutano l’orizzonte fatto di tante ragazze che ballano, bevono, si abbracciano in segno di saluto. Alcune di loro si concedono baci e carezze e per un attimo le invidio e mi eccito allo stesso tempo.

Vorrei rimanere, ma anche scappare. Letteralmente. A gambe levate. Sorseggio il mio whiskey sour e rimango in attesa, trattenendo il sorso che ho in bocca quando il mio sguardo è catturato da un paio di scarpe di Jim Rickey. È lei, ne sono sicura. Riconosco anche il dettaglio della t-shirt che indossa. Un rinoceronte acquerellato con la scritta Gli unicorni non esistono ma i rinoceronti sì. Aveva detto che avrebbe indossato qualcosa del genere. Rido senza farmi vedere, mentre la osservo girare e muovere la testa ovunque. Sono emozionata, so che mi sta cercando. Che stupida idea quella di non aver rivelato subito i nostri visi. A questo punto sarebbe solo questione di tempo prima di riconoscerci, di parlarci, di vederla scuotere via la timidezza dal mio volto. Cammina verso di me. Lentamente si fa strada tra le persone. La seguo con lo sguardo. Si ferma davanti ad una ragazza e le parla. Lei risponde. Prosegue a camminare. È evidente che sa di non avermi trovata ancora. Più lei si avvicina a me, più io arretro piano piano. Vorrei evitarla, ma anche essere trovata.

C’è tanta gente. Troppa. Mi confondo, ma fatico anche a spostarmi, a seguirla con lo sguardo, e quando meno me lo aspetto, i nostri occhi si incrociano. Una banale distrazione, ed eccola davanti a me. Mi fissa curiosa. Sento i suoi occhi che mi scrutano e si chiedono se sia io il suo appuntamento al buio. Mi blocco. L’emozione si annulla e va scemando. Non trovo le parole. La mia espressione è confusa e perplessa. Mi chiede se sia io la persona che aspetta e, stupidamente, aggrotto la fronte, senza rivolgerle alcuna risposta, lasciando che mi guardi stranita mentre si allontana e così, rimango in ferma in piedi, in silenzio. Letteralmente, stupidamente, incredibilmente senza parole.

Fine

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